Ci sono momenti in cui una mamma tira un sospiro di sollievo e magari fa pure un sorriso.
Momenti in cui dimentica la paura di non farcela che la accompagna dalla nascita del bambino.
Momenti in cui abbandona il senso di inadeguatezza e il timore di fare (o di aver fatto, che è peggio) scelte sbagliate.
Momenti in cui vien voglia di auto-darsi una bella stretta di mano e auto-dirsi "ottimo lavoro!"
Come oggi: siamo in camera e tutto è pronto per il riposino di Q... silenzio, luce soffusa, ciuccio e coccole. Ma mi accorgo che ho dimenticato Peppa in soggiorno. Metto a letto Q e gli dico: "aspetta che vado a prenderti Peppa".
Lui mi guarda, tranquillo.
Esco, tendendo la porta della camera aperta, recupero Peppa e ritorno. Lui è lì, coricato, appena mi vede sorride e poi prende la sua adorata tra le braccia.
E' capitato altre volte, e ogni volta penso che ho un bambino sereno, un bambino che non ha paura di essere abbandonato dalla mamma, perché si fida di me e sa che se dico "torno", poi torno.
Questa mi sa che l'ho imbroccata :)
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mercoledì 25 maggio 2011
mercoledì 2 febbraio 2011
LADRI DI CIOCCOLATA
In questi giorni sono particolarmente stanca, e faccio un po' fatica a tenervi aggiornati. Purtroppo Q sta nuovamente soffrendo per i denti (stavolta sono gli incisivi laterali superiori... si chiamano così?) e non mi lascia molto dormire la notte :(
La cosa, per me che sono una dormigliona accanita, è abbastanza distruttiva, soprattutto quando si sveglia (per l'ennesima volta) verso le 5, 5.30 e io poi non riesco più a riaddormentarmi... Vabbè, normale routine da mamme.
La cosa, per me che sono una dormigliona accanita, è abbastanza distruttiva, soprattutto quando si sveglia (per l'ennesima volta) verso le 5, 5.30 e io poi non riesco più a riaddormentarmi... Vabbè, normale routine da mamme.
venerdì 28 gennaio 2011
SI TORNA A SCUOLA!
A 30 anni giusti giusti torno a fare la studentessa! Yes! (anche se, a dir la verità, non è poi molto che avevo smesso......).
Da una settimana ho iniziato un corso d'inglese. Il mio dreadful english mi ha un po' stufata e mi sono decisa a fare di tutto per migliorarlo.
Il primo passo è stato quello di trovare occasioni per fare un po' di conversazione, ma sapevo che non sarebbe stato sufficiente.
Per questo abbiamo deciso di fare un "investimento", impegnativo non solo in termini economici... Perché, se io sono a scuola, significa che qualcun'altro deve occuparsi di Q e, dal momento che nonni e zie sono un po' troppo fuori mano, questo qualcun'altro chi sarà mai???
Da una settimana ho iniziato un corso d'inglese. Il mio dreadful english mi ha un po' stufata e mi sono decisa a fare di tutto per migliorarlo.
Il primo passo è stato quello di trovare occasioni per fare un po' di conversazione, ma sapevo che non sarebbe stato sufficiente.
Per questo abbiamo deciso di fare un "investimento", impegnativo non solo in termini economici... Perché, se io sono a scuola, significa che qualcun'altro deve occuparsi di Q e, dal momento che nonni e zie sono un po' troppo fuori mano, questo qualcun'altro chi sarà mai???
lunedì 10 gennaio 2011
APPUNTI DI VIAGGIO
Siamo arrivati in UK. E aggiungo, finalmente!
Il nostro è stato un viaggio a dir poco stancante. Chi di voi ha mai viaggiato in aereo con un bimbo piccolo sa cosa significano le ore di attesa all’aeroporto, il volo con il bambino in braccio, le code all’arrivo, i trasporti interminabili che collegano al centro città… Inoltre questa volta abbiamo avuto la bella pensata di viaggiare di notte. Che dite? Siamo pazzi? In effetti abbiamo deciso che non lo faremo mai più! Ecco com’è andata…
Il nostro è stato un viaggio a dir poco stancante. Chi di voi ha mai viaggiato in aereo con un bimbo piccolo sa cosa significano le ore di attesa all’aeroporto, il volo con il bambino in braccio, le code all’arrivo, i trasporti interminabili che collegano al centro città… Inoltre questa volta abbiamo avuto la bella pensata di viaggiare di notte. Che dite? Siamo pazzi? In effetti abbiamo deciso che non lo faremo mai più! Ecco com’è andata…
domenica 2 gennaio 2011
DOMANDE PROIBITE
Eccomi... eccomi!!! Non sono scomparsa!
La nostra italian holiday è piena di impegni, appuntamenti, visite a parenti, cene da amici! Ci stiamo divertendo un sacco, ma che fatica!
Soprattutto per Q che in questi giorni ha vissuto avventure straordinarie! Cene fuori, serate sveglio fino a tardi (tardissimo!!!), nanne notturne in case e letti sconosciuti! E in tutto questo è stato BRAVISSIMO! Sta proprio diventando grande il mio tesorino! Tra l'altro siamo anche riusciti - finalmente - a perdere il famoso riposino della mattina! (ma non mi illudo...il ritorno a Londra so già che ci sconvolgerà nuovamente i ritmi, quindi le vecchie abitudini potrebbero tornare!).
La nostra italian holiday è piena di impegni, appuntamenti, visite a parenti, cene da amici! Ci stiamo divertendo un sacco, ma che fatica!
Soprattutto per Q che in questi giorni ha vissuto avventure straordinarie! Cene fuori, serate sveglio fino a tardi (tardissimo!!!), nanne notturne in case e letti sconosciuti! E in tutto questo è stato BRAVISSIMO! Sta proprio diventando grande il mio tesorino! Tra l'altro siamo anche riusciti - finalmente - a perdere il famoso riposino della mattina! (ma non mi illudo...il ritorno a Londra so già che ci sconvolgerà nuovamente i ritmi, quindi le vecchie abitudini potrebbero tornare!).
giovedì 9 dicembre 2010
OGGI
Oggi compi un anno.
Quanti pensieri mi circolano nella mente, quante immagini, quanti ricordi...
Ti guardo. Ti osservo mentre vieni appoggiato al mio petto. Ti accolgo tra le mie braccia e tu rispondi allo stesso modo di sempre: calciando! :) Capisco perché ho tanto male alle costole! Senti quanta forza hai!
Guardo D e sorrido e piango.
Sei sotto le lampade, ad "abbronzarti"! L'infermiera ti fa uscire e io ti prendo in braccio per allattarti. Sei caldo e nudo, così piccolo. Piango nel sentirti così indifeso tra le mie braccia. C'è la mamma qui.
Ti portiamo a casa, e ti mettiamo sotto l'albero :) Sei il regalo più bello!
Imparo a conoscerti, imparo ad amarti.
Ti massaggio, ti accarezzo, ti vesto.
E' notte, ed è il nostro momento. Faticoso e impegnativo. Ma nostro.
Sei seduto sul seggiolone, con due cuscini, perché sei piccolino! Mangi per la prima volta la mela gratuggiata! Che espressioni!
La tua prima febbre. Ti faccio l'aerosol al buio, mentre dormi. Ti guardo, un po' ansiosa, e sento che sono legata a te a doppio filo. Sei mio, e io sono tua.
Andiamo insieme in bicicletta, e tu tiri fuori la lingua, perché ti piace così tanto sentire l'aria! E poi, inaspettatamente, crolli sul mio braccio, addormentato! :)
Seduto sul bordo della piscina, mi guardi e poi ti butti, senza nessuna paura, tra le mie braccia! Ti fidi ciecamente di me. Sono la tua mamma.
Siamo a Londra e tu cadi dal divano, proprio il giorno in cui dobbiamo venire a visitare il nuovo appartamento. Ti sbucci il naso e io mi faccio prendere dal panico!
Seduto a tavola con noi, ti arrabbi e urli, perché non vuoi la bavaglia. Io e papà ci guardiamo, stupiti per le tue reazioni. Ti metti a piangere e noi scopriamo che non sappiamo come prenderti.
Sono seduta sul divano e ti guardo giocare. Tu ricambi il mio sguardo e gattoni verso di me, come un leone che si avvicina alla preda, mi assali ridendo e mi riempi dei tuoi strani umidi baci.
E poi respiri, lacrime, preghiere, sguardi.
Un anno.
Cos'è stato quest'anno insieme? Quanto sono riuscita ad amarti?
In questo tempo ho scoperto che essere mamma è difficile. C'è da fare i conti ogni giorno con le proprie debolezze. Perché la mia povertà mi rende difficile darti tutto l'amore che meriti.
E ho compreso l'importanza della quotidianità.
Averti è stare con te ogni giorno. E' prendermi cura di te, dei tuoi bisogni - quelli più piccoli, intimi, concreti. E' conoscere ogni piega della tua pelle, ogni curva dei tuoi capelli.
E' sentirti piangere e pensare che io, proprio io, posso darti ciò di cui hai bisogno. Io, la tua mamma.
E' stringerti, amarti, fare fatica, stringerti ancora.
E' guardarti e scoprirti così tu, nato da me ma diverso da me.
Per ogni giorno di questo anno: grazie.
Buon compleanno bambino mio.
martedì 7 dicembre 2010
SETTE-OTTO-NOVE DICEMBRE 2009
Un anno fa, a quest'ora, ero grossa come una balena, gonfia come una mongolfiera, con le costole rotte dagli incessanti calci di Q. Ma soprattutto ero stanca.
Già da sei giorni era passato il termine presunto della gravidanza, ma secondo il mio scientifico calcolo ("io mi sento che nasce prima") eravamo già in ritardo di ben due settimane. Figuratevi che ansia!
La sera del sette dicembre io e D ci dedichiamo la nostra "ultima" serata a due, andando a mangiare messicano!!! Convinta che i cibi piccanti e la serata fuori contribuiranno a far partire 'sto benedetto travaglio, l'unico risultato che ottengo è una bella notte in bianco, a rotolarmi (in senso figurato, ovviamente) nel letto.
La sera successiva, l'otto, dopo aver pianto un po' perché "non nascerà maaaaiiiiii!", mi accoccolo (è sempre un termine figurato, diciamo che mi spiaggio) sul divano con D, a guardare "l'avvocato del diavolo". Filmettino leggero, eh?!
Alle 11 vado in bagno e ....ta-dah! Le acque!!!
E inizia così il mio travaglio, non nel senso di quella serie ripetuta di dolori intermittenti che si ripetono aumentando sempre più la frequenza. Quello che inizia è il nostro travaglio in auto.
Clima: nebbia che solo chi vive in pianura padana può immaginare.
Ospedale: a venti chilometri di distanza.
Strade: tortuose, brutte, con poca luce.
Si parte! Arriviamo in ospedale e iniziano i vari controlli: tracciato, visita, ecc.
Dopo circa due ore mi dicono che "noooooo, signora, è presto!!! Torni pure a casa e dorma un po'". Che facciamo, ci mettiamo a discutere con chi, dall'alto della sua professionalità, ha asserito: "boh...non so se sono proprio le acque, forse si, forse no...l'esame è dubbio. Beh facciamo no!" ?
E così torniamo a casa.
Entriamo, ci cambiamo, andiamo a letto. D è distrutto, sono le due di notte. Spengo la luce, mi giro sul fianco.
Accendo la luce. "D andiamo in ospedale, stavolta sono proprio le acque!".
E si riparte!
Che nottata ragazzi! :)
Già da sei giorni era passato il termine presunto della gravidanza, ma secondo il mio scientifico calcolo ("io mi sento che nasce prima") eravamo già in ritardo di ben due settimane. Figuratevi che ansia!
La sera del sette dicembre io e D ci dedichiamo la nostra "ultima" serata a due, andando a mangiare messicano!!! Convinta che i cibi piccanti e la serata fuori contribuiranno a far partire 'sto benedetto travaglio, l'unico risultato che ottengo è una bella notte in bianco, a rotolarmi (in senso figurato, ovviamente) nel letto.
La sera successiva, l'otto, dopo aver pianto un po' perché "non nascerà maaaaiiiiii!", mi accoccolo (è sempre un termine figurato, diciamo che mi spiaggio) sul divano con D, a guardare "l'avvocato del diavolo". Filmettino leggero, eh?!
Alle 11 vado in bagno e ....ta-dah! Le acque!!!
E inizia così il mio travaglio, non nel senso di quella serie ripetuta di dolori intermittenti che si ripetono aumentando sempre più la frequenza. Quello che inizia è il nostro travaglio in auto.
Clima: nebbia che solo chi vive in pianura padana può immaginare.
Ospedale: a venti chilometri di distanza.
Strade: tortuose, brutte, con poca luce.
Si parte! Arriviamo in ospedale e iniziano i vari controlli: tracciato, visita, ecc.
Dopo circa due ore mi dicono che "noooooo, signora, è presto!!! Torni pure a casa e dorma un po'". Che facciamo, ci mettiamo a discutere con chi, dall'alto della sua professionalità, ha asserito: "boh...non so se sono proprio le acque, forse si, forse no...l'esame è dubbio. Beh facciamo no!" ?
E così torniamo a casa.
Entriamo, ci cambiamo, andiamo a letto. D è distrutto, sono le due di notte. Spengo la luce, mi giro sul fianco.
Accendo la luce. "D andiamo in ospedale, stavolta sono proprio le acque!".
E si riparte!
Che nottata ragazzi! :)
venerdì 26 novembre 2010
GRANDI E PICCINI
Una mia amica con un bimbo di quattro mesi mi scrive, per confidarmi che è un po' in crisi: il suo bimbo cresce poco e lei, quando guarda gli altri bimbi coetanei cicciottelli e ben cresciuti, si chiede se non ha sbagliato qualcosa.
Tralascio tutte le eventuali implicazioni alimentari o mediche, per le quali giustamente sentirà il pediatra, e mi soffermo invece su questa mania, fobia e malattia che abbiamo noi mamme: il confronto.
Io ho un bambino piccolo. E' proprio piccino picciò. Prendeva il latte della mamma ed era piccino picciò. Prendeva il biberon ed era piccino picciò. Inizia lo svezzamento e rimane piccino picciò.
Certo cresce, fa progressi, ed è davvero semplice apprezzarlo e notare le sfumature di ogni suo progresso quando siamo a casa, noi soli. Ma altrettanto semplice è poi iniziare i confronti quando vedo gli altri bimbi.
Quando vedo che Sarah, sette mesi, è più grande e cicciottella di lui.
Quando vedo che Jamil e Hugo, dieci mesi, camminano e hanno già otto denti.
Quando vedo che Mattia, un mese giusto più di Q, cammina, salta, corre e quando la sua mamma gli chiede qualcosa, capisce e (a modo suo) risponde.
D pensa che questa mania del confronto, questa "pressione sociale" sia tipica di noi italiani. Ed è vero: qui in UK sembrano tutti molto più easy (basta pensare a come vanno in giro vestiti, senza preoccuparsi più di tanto di cosa pensa la gente!!!).
Ma da oggi mi impegno, voglio essere un po' più british! Voglio riuscire a rallegrarmi del mio bambino, che è una persona unica e speciale e (per fortuna!!!) non assomiglia al figlio di nessun'altra!
Anche questa è accoglienza, no?
Tralascio tutte le eventuali implicazioni alimentari o mediche, per le quali giustamente sentirà il pediatra, e mi soffermo invece su questa mania, fobia e malattia che abbiamo noi mamme: il confronto.
Io ho un bambino piccolo. E' proprio piccino picciò. Prendeva il latte della mamma ed era piccino picciò. Prendeva il biberon ed era piccino picciò. Inizia lo svezzamento e rimane piccino picciò.
Certo cresce, fa progressi, ed è davvero semplice apprezzarlo e notare le sfumature di ogni suo progresso quando siamo a casa, noi soli. Ma altrettanto semplice è poi iniziare i confronti quando vedo gli altri bimbi.
Quando vedo che Sarah, sette mesi, è più grande e cicciottella di lui.
Quando vedo che Jamil e Hugo, dieci mesi, camminano e hanno già otto denti.
Quando vedo che Mattia, un mese giusto più di Q, cammina, salta, corre e quando la sua mamma gli chiede qualcosa, capisce e (a modo suo) risponde.
D pensa che questa mania del confronto, questa "pressione sociale" sia tipica di noi italiani. Ed è vero: qui in UK sembrano tutti molto più easy (basta pensare a come vanno in giro vestiti, senza preoccuparsi più di tanto di cosa pensa la gente!!!).
Ma da oggi mi impegno, voglio essere un po' più british! Voglio riuscire a rallegrarmi del mio bambino, che è una persona unica e speciale e (per fortuna!!!) non assomiglia al figlio di nessun'altra!
Anche questa è accoglienza, no?
giovedì 25 novembre 2010
CUORE DI MAMMA
E’ andata!!! La febbre con c’è più! Evviva!
Da martedì sera è iniziata una lenta ripresa che ha portato il mio piccolo Q a stare sempre meglio :)
Finalmente ha ricominciato a mangiare (era tornato un lattante, in questi ultimi giorni!) e a dormire! In effetti non vi avevo tenuto al corrente delle nostre ultime nottate in bianco, ho preferito soffrire in silenzio! :)
E insieme alla salute sono arrivati anche tanti progressi… ma che sia vero che i bimbi crescono quando hanno la febbre???
Per esempio, in questi giorni Q ha imparato a tappare il tubo delle Pringles.
E’ diventato uno dei suoi giochi preferiti! (è per questo motivo che io e D ne compriamo e ne mangiamo in quantità industriali! :P ).
E vedeste che soddisfazione quando ci riesce! La prima volta che ha portato a termine questa incredibile impresa, dopo innumerevoli tentativi, ha giustamente ricevuto gli applausi da parte di mamma e papà. Beh, si è gasato così tanto che è andato avanti a tappare-stappare a ripetizione, e ogni volta mollava il tubo, iniziava a battere le mani e sfoderava un enorme sorriso a due denti! :)
E poi, il mio ragazzo ha iniziato a mettere via i giochi!
Da quando siamo qui a Londra, incontrando le prime difficoltà con i riposini, abbiamo cercato di dare maggior tranquillità al momento pre-nanna, inserendo la “buonanotte ai giochini” (o buon riposo, di pomeriggio!), con tanto di ninnananna e saluti vari. In pratica: mamma e papà mettono via i giochi, mentre Q li guarda passivamente (se va bene) o lamentandosi (se inizia ad essere troppo stanco).
Bene, ieri, dopo pranzo, vedo che Q è un po’ stanco e quindi ci mettiamo seduti a leggere un libretto. Quando lo finiamo Q lo prende e lo mette nella scatola dei giochi. Poi si guarda in giro, prende un altro gioco e lo ripone nella scatola. Io lo guardo allibita! Non ci posso credere!
Cerco di immaginarmi i suoi ragionamenti e mi stupisco dei collegamenti che sta facendo:
1. Ho sonno
2. Voglio andare a letto (non è mica scontato, eh?!)
3. Prima devono andarci i giochi, a fare la nanna
4. Mamma, perché non metti via i giochi? Non vedi che sono stanco?
5. Vabbé mi arrangio
Ad un certo punto, però, si incasina un po’ perché, continuando a mettere via i giochi, incontra il tubo delle Pringles! Probabilmente l’istinto (di giocare) e la razionalità hanno iniziato la loro atavica lotta, che si è svolta più o meno così: inizia a giocare a tappo-stappo il tubo. Poi si ricorda il suo obiettivo principale, mette il tubo nella scatola dei giochi e la chiude. Poi la riapre, prende il tubo, gioca a tappo-stappo, lo mette nella scatola, la chiude, la riapre e così via.
Sono dovuta intervenire a fermare questo circuito senza fine, a chiudere tubo e scatola, a dargli il ciuccio. L’ho portato a letto dove si è addormentato in un nanosecondo :)
Non smetterò mai di stupirmi dei suoi progressi. E’ così bello vederlo crescere.
Credo che conserverò per sempre questi momenti. Magari non li ricorderò in modo dettagliato, non saprò dire il giorno esatto in cui ha iniziato a parlare piuttosto che a mangiare da solo, ma custodirò il ricordo di quest’emozione che accompagna ogni sua conquista. La sensazione di trovarmi di fronte ad un miracolo.
Penso alle parole del Vangelo di Luca, che mi hanno sempre colpito, ma che ora comprendo – forse – un pochino di più:
Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. (Lc 2,51)
Il cuore di una madre è molto spazioso.
domenica 14 novembre 2010
ELASTICITA'
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| immagine da www.dawgsport.com |
Vorrei che si adattasse in fretta.
Che riuscisse a cambiare gli orari per incastrare meglio i nostri impegni nella giornata.
Vorrei che non cascasse il mondo ogni volta che gli dico un no.
Che non diventasse intrattabile quando il riposino non dura abbastanza.
Che imparasse ad essere più elastico.
Elasticità.
Non sono mai stata una persona elastica. Qualche volta mi riesce con me stessa ( :P ), ma raramente con gli altri: tendo ad essere leggermente rigida e incline alla critica. E a pretendere che tutto vada come dico io.
C'era chi mi chiamava "la madre superiora" per questo.
Quindi mi domando: come posso chiedere a Q ciò che nemmeno io riesco a fare?
Come posso insegnargli qualcosa che non ho?
Se io per prima vado in tilt non appena qualcuno o qualcosa sgarra, come potrò crescerlo più elastico?
Non è un post triste, sia chiaro (D continua a dirmi che ho un blog triste...), cerco solo di capire l'insondabile mistero dell'educazione.
E' certo che si educa innanzitutto con l'esempio, e che i figli assorbono più dal clima, dallo stile di vita, piuttosto che dalle parole o dagli insegnamenti teorici.
E' così che ritengo di aver ricevuto i valori, la fede, i princìpi che ritengo importanti.
Ma come fare quando crediamo in un valore e lo riteniamo valido e giusto, ma non riusciamo, noi per primi, a viverlo pienamente?
Forse l'unica cosa da fare è crescere.
Forse più che educare lui devo impegnarmi a migliorare me stessa.
Forse ho trovato finalmente l'uomo che riuscirà a cambiarmi! :)
lunedì 8 novembre 2010
COSE DELL'ALTRO MONDO
Essere mamma significa cominciare a far caso alle piccole cose. Quelle cose che prima sembravano banali o naturali, mentre adesso assomigliano a montagne da scalare.
Asciugarsi i capelli con il phon, passare l'aspirapolvere. Andare in bagno con la porta chiusa e senza nanetti che si attaccano alle gambe.
Fare la spesa.
Eh già, chi di noi mamme non ha mai pensato: "Devo andare a fare la spesa... Come faccio con il bimbo?". Perché, soprattutto quando il bimbo è neonato, andare a fare la spesa è un bel problema. Il piccino non può certo sedersi nel seggiolino del carrello, e allora come gestire carrello, passeggino, spesa abbondante, bebè piangente......?
Ci sono alcune alternative:
Asciugarsi i capelli con il phon, passare l'aspirapolvere. Andare in bagno con la porta chiusa e senza nanetti che si attaccano alle gambe.
Fare la spesa.
Eh già, chi di noi mamme non ha mai pensato: "Devo andare a fare la spesa... Come faccio con il bimbo?". Perché, soprattutto quando il bimbo è neonato, andare a fare la spesa è un bel problema. Il piccino non può certo sedersi nel seggiolino del carrello, e allora come gestire carrello, passeggino, spesa abbondante, bebè piangente......?
Ci sono alcune alternative:
- lasciare il bimbo a casa con i nonni. E diciamolo, sarebbe la soluzione migliore, ma non sempre è possibile (soprattutto in London!),
- usare il passeggino, incastrando il cestino del supermercato nei manici (o alla peggio, infilando il cestino sottobraccio). Ma in questo caso: poca spesa e fatica assicurata!
- mettere nel carrello l'ovetto (il seggiolino della macchina, per capirsi) con su il bambino. Anche se così lo spazio per la spesa si riduce notevolmente.
- andare a fare la spesa in due persone, uno spinge il passeggino e l'altro usa il carrello. Ma allora in questo caso tanto vale ricorrere alla soluzione n° 1, no?
- procurarsi una fascia o un marsupio portabebè, per riuscire così ad utilizzare il carrello.
carrelli con SDRAIETTA!
Ottimi per chi ha un bimbo piccino e anche per chi ha due figli (notate che in fianco c'è il classico seggiolino per grandi?)!
carrelli con DOPPIA SDRAIETTA!
Eh già, perché esistono anche i gemelli!
Inoltre, dato che qui pensano anche alle famiglie numerose, esistono i carrelli con doppio seggiolino per grandi, per quando i due fratelli sono già abbastanza cresciuti!
Certe cose in Italia ce le sogniamo...
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