La primavera è la stagione delle pance: fioriscono come le margherite!
Non che siano mai mancate, ma sarà perché con il caldo ci si veste meno e quindi si notano di più, quando giro per strada ne vedo come non mai!
La novità che più mi colpisce da vicino è che anche Judy Poppins, la ragazza che ci fa da baby sitter, inizia ad avere la sua bella pancetta! Lei e Alan, il marito, sono al settimo cielo! Che gioia!!!
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venerdì 6 maggio 2011
venerdì 18 marzo 2011
BABY-BRITISH STYLE
Continua la mia riflessione sullo stile anglosassone nell'educazione dei figli: dopo avervi parlato di orari e di sicurezza, oggi voglio raccontarvi un po' ...
come si s-vestono i bambini inglesi!
E' da tanto tempo che avevo in mente di scriverne, avevo fatto anche diverse foto (che poi -ahimè- sono andate perdute) che potessero rendere testimonianza alle mie parole: i bambini inglesi si vestono pochissimo.
Cominciando a frequentare i playgroup e ad osservare gli altri bambini mi sono resa conto che neonati e bimbi sono generalmente poco vestiti. Magari quando li incontri all'esterno hanno una bella giaccona imbottita, coperte e sacconi impermeabili sul passeggino, ma poi te li ritrovi all'interno scalzi, con magliettine leggere e, soprattutto, senza body!
Questa cosa mi ha molto stupita, perché per me "bambino e body" formano un'unica indivisibile entità.
come si s-vestono i bambini inglesi!
E' da tanto tempo che avevo in mente di scriverne, avevo fatto anche diverse foto (che poi -ahimè- sono andate perdute) che potessero rendere testimonianza alle mie parole: i bambini inglesi si vestono pochissimo.
Cominciando a frequentare i playgroup e ad osservare gli altri bambini mi sono resa conto che neonati e bimbi sono generalmente poco vestiti. Magari quando li incontri all'esterno hanno una bella giaccona imbottita, coperte e sacconi impermeabili sul passeggino, ma poi te li ritrovi all'interno scalzi, con magliettine leggere e, soprattutto, senza body!
Questa cosa mi ha molto stupita, perché per me "bambino e body" formano un'unica indivisibile entità.
mercoledì 16 marzo 2011
SICURI SICURI?
Stamattina siamo stati ad un nuovo playgroup, organizzato da un asilo, e guardando ai giochi presenti nella stanza e al giardino che si vedeva dalla finestra, ho iniziato a dare forma a queste riflessioni che mi girano in testa già da un po'.
Ormai ho imparato che lo stile british nell'educazione è molto meno "protettivo" di quello italiano. Beh se siamo famosi anche all'estero per crescere degli eterni bambinoni-mammoni, un motivo ci sarà, no?
Io non credo di essere una mamma particolarmente apprensiva, vabbé magari mi sale un po' l'ansia quando Q ne combina una delle sue, ma non è che gli sono sempre addosso.
Ma qui, beh, qui è tutta un'altra storia!
Ormai ho imparato che lo stile british nell'educazione è molto meno "protettivo" di quello italiano. Beh se siamo famosi anche all'estero per crescere degli eterni bambinoni-mammoni, un motivo ci sarà, no?
Io non credo di essere una mamma particolarmente apprensiva, vabbé magari mi sale un po' l'ansia quando Q ne combina una delle sue, ma non è che gli sono sempre addosso.
Ma qui, beh, qui è tutta un'altra storia!
venerdì 11 marzo 2011
L'ORA DELLA NANNA
Sono le sei di sera, la tv è accesa su CBebiees. Il conduttore è in pigiama e sta dicendo: "Io sono pronto per andare a dormire, sei pronto anche tu?"
Mi guardo intorno: giochi sparsi ovunque, tavola disordinata, nessun abbozzo di cena pronta. A dormire? Adesso?
Eh si, sul canale per bambini della BBC dalle 18 alle 19 c'è la Bedtime Hour, una serie di programmi che si conclude con un bel good night. Perché qui, nella terra della precisione e della puntualità, l'ora della nanna per i bambini è tra le 18.30 e le 19. Sorpresi?
lunedì 7 marzo 2011
TUTTI IN FILA!
Se c'è una cosa che gli inglesi sanno proprio fare bene è la fila.
Ma sono così bravi che secondo me si dovrebbe ribattezzarla fila inglese più che indiana.
Mi è capitato più volte, ad esempio, di vedere una fila di persone che aspettano per prendere il bus. Incredibile: il primo vicino al segnale della fermata e tutti gli altri ordinatamente dietro. E ogni volta ripenso alla "fila" che facevo per salire in autobus alle 6.40 di mattina, durante le superiori. Più che altro una massa informe piena di gomitate e spintoni...
Mi è capitato anche di mettermi in fila per prelevare al bancomat. Eh si, perché l'ordine vale almeno quanto la privacy, e se dopo di te tocca a me, io mi metto esattamente dietro la tua schiena e aspetto...
Ma al parcogiochi, no, quello proprio non me l'aspettavo.
Ma sono così bravi che secondo me si dovrebbe ribattezzarla fila inglese più che indiana.
Mi è capitato più volte, ad esempio, di vedere una fila di persone che aspettano per prendere il bus. Incredibile: il primo vicino al segnale della fermata e tutti gli altri ordinatamente dietro. E ogni volta ripenso alla "fila" che facevo per salire in autobus alle 6.40 di mattina, durante le superiori. Più che altro una massa informe piena di gomitate e spintoni...
Mi è capitato anche di mettermi in fila per prelevare al bancomat. Eh si, perché l'ordine vale almeno quanto la privacy, e se dopo di te tocca a me, io mi metto esattamente dietro la tua schiena e aspetto...
Ma al parcogiochi, no, quello proprio non me l'aspettavo.
venerdì 14 gennaio 2011
ARMADIO A SORPRESA!
La casa in cui viviamo, qui a Londra, è una sistemazione provvisoria.
Nel senso che non ci vivrei mai per più di un anno. Certo, è carina, funzionale, discretamente spaziosa. Ma la sensazione di essere “in campeggio” non mi abbandona mai.
Alcuni esempi?
L’armadio della nostra camera da letto, che è ridicolmente piccolo. Non basterebbe neanche per contenere metà guardaroba di una donna italiana media. Pantaloni e camicie sono talmente stipati che potrei metterli lì appena usciti dall’asciugatrice e probabilmente si stirerebbero da soli (mh… quasi quasi ci provo!).
Oppure l’assenza di piani d’appoggio. Essendo una persona disordinata sento l’esigenza di avere piani orizzontali su cui appoggiare “momentaneamente” le cose che non hanno un posto fisso, ma anche una cornice con una foto, un portacandele. Che so, un tavolino all’ingresso, un mobile basso, una specchiera, qualsiasi cosa!
Oppure, il bagno…
Nel senso che non ci vivrei mai per più di un anno. Certo, è carina, funzionale, discretamente spaziosa. Ma la sensazione di essere “in campeggio” non mi abbandona mai.
Alcuni esempi?
L’armadio della nostra camera da letto, che è ridicolmente piccolo. Non basterebbe neanche per contenere metà guardaroba di una donna italiana media. Pantaloni e camicie sono talmente stipati che potrei metterli lì appena usciti dall’asciugatrice e probabilmente si stirerebbero da soli (mh… quasi quasi ci provo!).
Oppure l’assenza di piani d’appoggio. Essendo una persona disordinata sento l’esigenza di avere piani orizzontali su cui appoggiare “momentaneamente” le cose che non hanno un posto fisso, ma anche una cornice con una foto, un portacandele. Che so, un tavolino all’ingresso, un mobile basso, una specchiera, qualsiasi cosa!
Oppure, il bagno…
venerdì 17 dicembre 2010
HOME SWEET HOME
E nonostante tutto... ce l'abbiamo fatta!
Da ieri sera siamo su suolo italiano!
Abbiamo abbracciato i nostri genitori, sorelle, fratelli, nipotini... Abbiamo attraversato le vie gelate del nostro paesotto e rivisto i luoghi tanto conosciuti...
Siamo entrati nella casetta italiana e ci siamo fatti accogliere dal calore della nostra sweet home!
Eh già, a proposito di casa... E' tutta un'altra cosa quando si ha una casa made in Italy, eh!
E la cosa buffa è che non me ne ero resa conto finché, dopo due mesi e mezzo di esilio, non sono rientrata qui.
Cioè, non che mi non mi fossi accorta che l'appartamento inglese è più piccolo, con le fessure alle finestre, la moquette marrone ovunque, ecc. ecc. Ma non mi ero completamente resa conto di quanto per noi vivere a Londra sia un po' come "vivere in campeggio"!
Ed ecco, in ordine casuale, le quattro cose che ho apprezzato di più al mio rientro nella comoda Italia:
Da ieri sera siamo su suolo italiano!
Abbiamo abbracciato i nostri genitori, sorelle, fratelli, nipotini... Abbiamo attraversato le vie gelate del nostro paesotto e rivisto i luoghi tanto conosciuti...
Siamo entrati nella casetta italiana e ci siamo fatti accogliere dal calore della nostra sweet home!
Eh già, a proposito di casa... E' tutta un'altra cosa quando si ha una casa made in Italy, eh!
E la cosa buffa è che non me ne ero resa conto finché, dopo due mesi e mezzo di esilio, non sono rientrata qui.
Cioè, non che mi non mi fossi accorta che l'appartamento inglese è più piccolo, con le fessure alle finestre, la moquette marrone ovunque, ecc. ecc. Ma non mi ero completamente resa conto di quanto per noi vivere a Londra sia un po' come "vivere in campeggio"!
Ed ecco, in ordine casuale, le quattro cose che ho apprezzato di più al mio rientro nella comoda Italia:
il bagno
Ecco, questo è quello italiano, con doccia, vasca, lavatrice, fasciatoio, bidet... Quando penso al nostro bagno inglese, invece......... Avete presente quando si è in campeggio, che "ci si arrangia in qualche modo"? Ecco, io è due mesi e mezzo che mi arrangio in qualche modo!
il letto matrimoniale
Questo è il nostro letto (da catalogo, perché la mia camera era troppo disordinata per fare una foto! :P ), un normalissimo letto matrimoniale, no?! Beh, dovete sapere che questa taglia in UK è chiamata king size ed è due misure più grande del letto double, cioè il loro normale letto matrimoniale, che è appena appena più largo di un letto ad una piazza e mezza. Ora, io e mio marito ci amiamo un sacco, però dormire colpendoci continuamente a vicenda con ginocchia o gomiti non è comodo per niente!
la cucina italiana
Una brava "donna di casa in London" può anche provarci a riprodurre la cucina italiana. Può mettersi d'impegno, girare i negozi, cercare gli ingredienti italiani o quelli che gli assomigliano di più... Ma fidatevi, il risultato non sarà maaaiii lo stesso! Ma ora... tre settimane di gnam-gnam!
il cappuccino
Lo so che non c'entra niente con la casa (anche perché stamattina siamo andati a berlo al bar!), ma voi non potete immaginare quanto è diverso quello che tentano di fare in UK. Non c'è paragone! Neanche cercando i bar italiani, con personale italiano e caffè italiano... Mah!? Sarà l'aria?
O sarà che quando si è casa tutto è più dolce? :)
venerdì 3 dicembre 2010
E TU COME SVEZZI?
Quando siamo arrivati a Londra, in agosto, Q aveva poco più di sette mesi ed eravamo in pieno svezzamento.
Come sarei riuscita a continuare lo svezzamento in terra straniera? Che tipo di prodotti avrei trovato? Prima di partire ero letteralmente ossessionata da queste ed altre domande.
Fino a quel momento, da brava mamma italiana, avevo seguito le ricettine del pediatra. Mi ero informata, fin dalla nascita di Q, sull’alternativa dell’autosvezzamento (che consiste fondamentalmente nel far assaggiare gradualmente al bambino gli stessi cibi della tavola dei “grandi”), e non nego che la teoria mi aveva intrigata.
Poi però, scontrandomi con il parere contrario di D e vedendo falliti alcuni precoci tentativi con Q, mi ero arresa alle pappine insapore.
Tutto procede tranquillo, finché non arrivo in terra britannica, entro nel primo supermercato e scopro che qui… è tutta un’altra storia!
C’è chi scopre la relatività dei nostri modelli educativi attraverso un raffreddore (sto parlando di questo simpatico ed interessante post di UnNickname, un’altra mamma emigrata in UK) e chi, come me, apre gli occhi sulla vastità del mondo vedendo crollare i solidi pilastri dello svezzamento made in Italy.
Si perché qui è tutto diverso. Qualche esempio?
Ma la cosa che mi ha più impressionato è che i prodotti per piccini hanno ingredienti che da noi vengono considerati assolutamente vietatissimi: omogeneizzati di frutta, succhi oppure yogurt con dentro fragola, frutti rossi o tropicali. Oppure prodotti con il pomodoro.
Le prime settimane dopo il nostro arrivo tentavo di riproporre la classica pappa da settemesenne sfruttando i prodotti che riuscivo a trovare, frullandomi la carne da me, ecc. Ma Q si è quasi da subito ribellato, probabilmente sentendo i gusti diversi da quelli a cui era abituato, e ha cominciato a chiudere la bocca davanti alle pappe, per aprirla invece quando vedeva mangiare noi.
E così ho provato. Ricordo ancora il primo piatto “da grande” che ha mangiato: hamburger e patate. Come l’ha mangiato di gusto! E poi pasta, riso, pollo, carne e pesce di ogni genere! Ad oggi, pur avendo solo due denti, mangia praticamente tutto. Unica esclusione l’uovo, che ancora non gli ho dato (ma c’è da dire che anche noi lo mangiamo pochissimo).
Insomma, un po’ per forza, sono diventata una mamma autosvezzante anch’io!!! Perché quel giorno, al supermercato, ferma a contemplare lo scaffale dei prodotti per bambini, mi sono resa conto che tutti principi, i dettami, le minuziose norme che ci vengono fornite dai pediatri italiani non sono assolute. Non sono l’unico metodo possibile. E allora, mi sono chiesta, non sono forse un po’ esagerate?
In fondo, allontanarsi da casa serve proprio per ampliare i propri orizzonti, no? E io ho deciso di relativizzare lo svezzamento italiano...
E voi, mamme emigrate che mi seguite, come svezzate i vostri pargoli? Come funziona in Belgio, in USA o, che ne so, in Germania?
Fatemi sapere!
Come sarei riuscita a continuare lo svezzamento in terra straniera? Che tipo di prodotti avrei trovato? Prima di partire ero letteralmente ossessionata da queste ed altre domande.
Fino a quel momento, da brava mamma italiana, avevo seguito le ricettine del pediatra. Mi ero informata, fin dalla nascita di Q, sull’alternativa dell’autosvezzamento (che consiste fondamentalmente nel far assaggiare gradualmente al bambino gli stessi cibi della tavola dei “grandi”), e non nego che la teoria mi aveva intrigata.
Poi però, scontrandomi con il parere contrario di D e vedendo falliti alcuni precoci tentativi con Q, mi ero arresa alle pappine insapore.
Tutto procede tranquillo, finché non arrivo in terra britannica, entro nel primo supermercato e scopro che qui… è tutta un’altra storia!
C’è chi scopre la relatività dei nostri modelli educativi attraverso un raffreddore (sto parlando di questo simpatico ed interessante post di UnNickname, un’altra mamma emigrata in UK) e chi, come me, apre gli occhi sulla vastità del mondo vedendo crollare i solidi pilastri dello svezzamento made in Italy.
Si perché qui è tutto diverso. Qualche esempio?
Non esistono gli omogeneizzati di carne, come da noi. Ci sono invece pasti completi (che so arrosto di maiale con patate, o lasagne alla bolognese…) frullati e messi in barattolo. Inoltre non sono riuscita a vedere in giro le nostre classiche farine con cui si inizia tutto (farina di riso, mais tapioca…).
Ma la cosa che mi ha più impressionato è che i prodotti per piccini hanno ingredienti che da noi vengono considerati assolutamente vietatissimi: omogeneizzati di frutta, succhi oppure yogurt con dentro fragola, frutti rossi o tropicali. Oppure prodotti con il pomodoro.
Le prime settimane dopo il nostro arrivo tentavo di riproporre la classica pappa da settemesenne sfruttando i prodotti che riuscivo a trovare, frullandomi la carne da me, ecc. Ma Q si è quasi da subito ribellato, probabilmente sentendo i gusti diversi da quelli a cui era abituato, e ha cominciato a chiudere la bocca davanti alle pappe, per aprirla invece quando vedeva mangiare noi.
E così ho provato. Ricordo ancora il primo piatto “da grande” che ha mangiato: hamburger e patate. Come l’ha mangiato di gusto! E poi pasta, riso, pollo, carne e pesce di ogni genere! Ad oggi, pur avendo solo due denti, mangia praticamente tutto. Unica esclusione l’uovo, che ancora non gli ho dato (ma c’è da dire che anche noi lo mangiamo pochissimo).
Insomma, un po’ per forza, sono diventata una mamma autosvezzante anch’io!!! Perché quel giorno, al supermercato, ferma a contemplare lo scaffale dei prodotti per bambini, mi sono resa conto che tutti principi, i dettami, le minuziose norme che ci vengono fornite dai pediatri italiani non sono assolute. Non sono l’unico metodo possibile. E allora, mi sono chiesta, non sono forse un po’ esagerate?
In fondo, allontanarsi da casa serve proprio per ampliare i propri orizzonti, no? E io ho deciso di relativizzare lo svezzamento italiano...
E voi, mamme emigrate che mi seguite, come svezzate i vostri pargoli? Come funziona in Belgio, in USA o, che ne so, in Germania?
Fatemi sapere!
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Se state cercando informazioni e consigli sull'autosvezzamento, per me è stato utile visitare il forum sull'autosvezzamento e leggere due post di Genitori Crescono: qui e anche qui).
venerdì 26 novembre 2010
GRANDI E PICCINI
Una mia amica con un bimbo di quattro mesi mi scrive, per confidarmi che è un po' in crisi: il suo bimbo cresce poco e lei, quando guarda gli altri bimbi coetanei cicciottelli e ben cresciuti, si chiede se non ha sbagliato qualcosa.
Tralascio tutte le eventuali implicazioni alimentari o mediche, per le quali giustamente sentirà il pediatra, e mi soffermo invece su questa mania, fobia e malattia che abbiamo noi mamme: il confronto.
Io ho un bambino piccolo. E' proprio piccino picciò. Prendeva il latte della mamma ed era piccino picciò. Prendeva il biberon ed era piccino picciò. Inizia lo svezzamento e rimane piccino picciò.
Certo cresce, fa progressi, ed è davvero semplice apprezzarlo e notare le sfumature di ogni suo progresso quando siamo a casa, noi soli. Ma altrettanto semplice è poi iniziare i confronti quando vedo gli altri bimbi.
Quando vedo che Sarah, sette mesi, è più grande e cicciottella di lui.
Quando vedo che Jamil e Hugo, dieci mesi, camminano e hanno già otto denti.
Quando vedo che Mattia, un mese giusto più di Q, cammina, salta, corre e quando la sua mamma gli chiede qualcosa, capisce e (a modo suo) risponde.
D pensa che questa mania del confronto, questa "pressione sociale" sia tipica di noi italiani. Ed è vero: qui in UK sembrano tutti molto più easy (basta pensare a come vanno in giro vestiti, senza preoccuparsi più di tanto di cosa pensa la gente!!!).
Ma da oggi mi impegno, voglio essere un po' più british! Voglio riuscire a rallegrarmi del mio bambino, che è una persona unica e speciale e (per fortuna!!!) non assomiglia al figlio di nessun'altra!
Anche questa è accoglienza, no?
Tralascio tutte le eventuali implicazioni alimentari o mediche, per le quali giustamente sentirà il pediatra, e mi soffermo invece su questa mania, fobia e malattia che abbiamo noi mamme: il confronto.
Io ho un bambino piccolo. E' proprio piccino picciò. Prendeva il latte della mamma ed era piccino picciò. Prendeva il biberon ed era piccino picciò. Inizia lo svezzamento e rimane piccino picciò.
Certo cresce, fa progressi, ed è davvero semplice apprezzarlo e notare le sfumature di ogni suo progresso quando siamo a casa, noi soli. Ma altrettanto semplice è poi iniziare i confronti quando vedo gli altri bimbi.
Quando vedo che Sarah, sette mesi, è più grande e cicciottella di lui.
Quando vedo che Jamil e Hugo, dieci mesi, camminano e hanno già otto denti.
Quando vedo che Mattia, un mese giusto più di Q, cammina, salta, corre e quando la sua mamma gli chiede qualcosa, capisce e (a modo suo) risponde.
D pensa che questa mania del confronto, questa "pressione sociale" sia tipica di noi italiani. Ed è vero: qui in UK sembrano tutti molto più easy (basta pensare a come vanno in giro vestiti, senza preoccuparsi più di tanto di cosa pensa la gente!!!).
Ma da oggi mi impegno, voglio essere un po' più british! Voglio riuscire a rallegrarmi del mio bambino, che è una persona unica e speciale e (per fortuna!!!) non assomiglia al figlio di nessun'altra!
Anche questa è accoglienza, no?
giovedì 18 novembre 2010
THOMAS
Thomas è una locomotiva.Lo conoscete?
Mia sorella mi dice che qualche volta si è vista anche in Italia, ma io proprio non avevo mai sentito parlare di questo personaggio prima di sbarcare in UK.
Si perché qui Thomas è conosciuto da tutti i bambini!
E si può trovare ogni sorta di gadget marcato Thomas. Oltre a libri, cartoni e giocattoli ho visto in giro zainetti, borse, maglie, poster, scatole per i giochi (e l'abbiamo comprata!), lampade da camera, tappeti.... e chi più ne ha più ne metta! Ci sono addirittura i parchi a tema!
Thomas è destinato a diventare uno dei personaggi preferiti anche da Q.
Si, perché qualche tempo fa, avendo deciso che era arrivato il momento di comprargli qualche libretto, ne ho scelto uno proprio su di lui.
Non conoscevo Thomas, ma questo libro mi è subito sembrato particolarmente adatto, perché Q non è un bambino tanto calmo, uno di quelli che se ne stanno pacifici a giocherellare da seduti.
Lui deve arrampicarsi, scalare, lanciare, gattonare a tutta velocità.
Per questo ho pensato che il suo primo libretto dovesse essere un po' "attivo", come questo, che è un lift the flap. Uno di quei libretti con le finestrelle da sollevare, avete presente? (non ho idea di come si chiamino in italiano).
Dopo alcune settimana di estremo disinteresse, Q ha iniziato ad appassionarsi. Ed ora Thomas è diventato uno dei suoi migliori amici, uno di quei "consolatori" che, se tirati fuori dalla borsa nel momento opportuno, possono calmare ogni tempesta, capriccio, momento di noia estrema!
Certo, non è che sia tanto attento ai personaggi o alla storia, intendiamoci.
Ma quelle finestrelle.... quelle sono proprio belle, le ha aperte, tirate, strattonate in tutti i modi possibili! Fantastico!
Il libretto è in inglese, quindi in questo modo cerchiamo anche di allenarlo (precocemente? forse si...) al bilinguismo. Certo che quando lo leggo io non è che sia proprio proprio inglese, con il mio marcato accento maccheronico. Per fortuna ogni tanto viene Judy e ci pensa lei!!! :)
mercoledì 17 novembre 2010
GITA IN MACCHINA
Lo scorso week-end abbiamo fatto la nostra prima gita!!! Evviva!
In realtà si trattava di un fine settimana organizzato dal corpo Alpha, ma è stata l'occasione per staccare un po' la spina, uscire da Londra e ricaricarci un po'!
Siamo andati in una sperduta località turistica, Chichester, che si trova nel West Sussex. E' una cittadina tranquilla, che si affaccia sul freddo mare della manica e che si trova quasi di fronte all'isola di Wight. Abbiamo passato un bel pomeriggio a guardare il mare e i pazzi che se ne stavano a fare surf nonostante il freddo e il clima non certo ridente del novembre britannico.
Il week end è stato entusiasmante e pieno di risate. Iniziando dal viaggio.
Eh già, perché ci siamo andati IN MACCHINA!!! :)
A Londra ci sono tante tante possibilità di noleggiare macchine, basta spulciare su internet e trovare il noleggio più vicino a casa. Noi ne abbiamo uno a dieci minuti (di macchina) da qui, comodo comodo. Peccato che sia in una delle zone più trafficate e caotiche di Londra!
Vi racconto l'avventura!
pomeriggio: R prepara le valigie (D era fuori casa, ok... ma mi chiedo perché il lavoro sporco tocca sempre a me...). E quindi: vestiti, pannolini, cibo vario per il pupo, seggiolino da agganciare alla tavola, lettino da campeggio, materasso e le altre mille cose che sono necessarie anche solo per una gita fuoriporta (ma perché quando si hanno figli si va sempre in giro come degli sfollati?!?!?!).
18.30: rientra D e se ne va subito all'autonoleggio. Che bello, in massimo mezz'ora sarà di ritorno, carichiamo le valigie e SI PARTE!!!
19.30: primo messaggio da parte di D. E' una cosa lunga.
19.35: avevo preparato una bella cenetta al sacco per Q, da consumare in macchina :) Ma mi rassegno e gli do da mangiare a casa.
20.00: secondo messaggio da parte di D. Ho la macchina. In dieci minuti sono a casa!
20.05: Q inizia ad avere sonno! Che faccio?!?! Non posso certo metterlo a letto. Quindi lo vesto, mi preparo, lo carico sul passeggino e scendiamo in strada. Tanto tra cinque minuti D sarà qui e se nel frattempo Q si addormenta... niente di male! Un secondo prima di chiudere la porta di casa realizzo che non ho preso le chiavi. Massì, penso, tanto D le ha e a me ora non servono più.
20.15: telefonata a D. Riattacca, riattacca. E' un casino qui. Non capisco dove sono, ma come cavolo si guida 'sta macchina?!?!
20.25: telefonata da parte di D. Mi sono perso, guarda su internet e dimmi la strada. Ehm... piccolo problema. Sono fuori casa. Eh-eh!!!
20.40: comincia a piovere. Per fortuna almeno Q dorme.
Alla fine D è riuscito ad arrivare verso le 21.00!!! :)
In effetti girare dentro alla città non è così semplice, soprattutto se si tiene conto che era sera e si trovava in una delle zone più trafficate di Londra. Inoltre il navigatore satellitare fornito dall'agenzia era una sottomarca che ci metteva almeno un minuto a ricalcolare il percorso (...), ma soprattutto: per D è stata la prima esperienza di guida a sinistra!
E in effetti, ci siamo resi conto che la cosa più difficile di guidare in UK non è trovarsi sul lato sbagliato della strada, ma guidare una macchina letteralmente rovesciata!
All'inizio è stato davvero complesso!
Una volta usciti da Londra è andata meglio, perché con più calma e meno pressioni c'è voluto poco ad abituarsi.
Anche se, comunque, ogni volta che D voleva accendere gli abbaglianti, faceva partire i tergicristalli!!!
In realtà si trattava di un fine settimana organizzato dal corpo Alpha, ma è stata l'occasione per staccare un po' la spina, uscire da Londra e ricaricarci un po'!
Siamo andati in una sperduta località turistica, Chichester, che si trova nel West Sussex. E' una cittadina tranquilla, che si affaccia sul freddo mare della manica e che si trova quasi di fronte all'isola di Wight. Abbiamo passato un bel pomeriggio a guardare il mare e i pazzi che se ne stavano a fare surf nonostante il freddo e il clima non certo ridente del novembre britannico.
Il week end è stato entusiasmante e pieno di risate. Iniziando dal viaggio.
Eh già, perché ci siamo andati IN MACCHINA!!! :)
A Londra ci sono tante tante possibilità di noleggiare macchine, basta spulciare su internet e trovare il noleggio più vicino a casa. Noi ne abbiamo uno a dieci minuti (di macchina) da qui, comodo comodo. Peccato che sia in una delle zone più trafficate e caotiche di Londra!
Vi racconto l'avventura!
pomeriggio: R prepara le valigie (D era fuori casa, ok... ma mi chiedo perché il lavoro sporco tocca sempre a me...). E quindi: vestiti, pannolini, cibo vario per il pupo, seggiolino da agganciare alla tavola, lettino da campeggio, materasso e le altre mille cose che sono necessarie anche solo per una gita fuoriporta (ma perché quando si hanno figli si va sempre in giro come degli sfollati?!?!?!).
18.30: rientra D e se ne va subito all'autonoleggio. Che bello, in massimo mezz'ora sarà di ritorno, carichiamo le valigie e SI PARTE!!!
19.30: primo messaggio da parte di D. E' una cosa lunga.
19.35: avevo preparato una bella cenetta al sacco per Q, da consumare in macchina :) Ma mi rassegno e gli do da mangiare a casa.
20.00: secondo messaggio da parte di D. Ho la macchina. In dieci minuti sono a casa!
20.05: Q inizia ad avere sonno! Che faccio?!?! Non posso certo metterlo a letto. Quindi lo vesto, mi preparo, lo carico sul passeggino e scendiamo in strada. Tanto tra cinque minuti D sarà qui e se nel frattempo Q si addormenta... niente di male! Un secondo prima di chiudere la porta di casa realizzo che non ho preso le chiavi. Massì, penso, tanto D le ha e a me ora non servono più.
20.15: telefonata a D. Riattacca, riattacca. E' un casino qui. Non capisco dove sono, ma come cavolo si guida 'sta macchina?!?!
20.25: telefonata da parte di D. Mi sono perso, guarda su internet e dimmi la strada. Ehm... piccolo problema. Sono fuori casa. Eh-eh!!!
20.40: comincia a piovere. Per fortuna almeno Q dorme.
Alla fine D è riuscito ad arrivare verso le 21.00!!! :)
In effetti girare dentro alla città non è così semplice, soprattutto se si tiene conto che era sera e si trovava in una delle zone più trafficate di Londra. Inoltre il navigatore satellitare fornito dall'agenzia era una sottomarca che ci metteva almeno un minuto a ricalcolare il percorso (...), ma soprattutto: per D è stata la prima esperienza di guida a sinistra!
E in effetti, ci siamo resi conto che la cosa più difficile di guidare in UK non è trovarsi sul lato sbagliato della strada, ma guidare una macchina letteralmente rovesciata!
All'inizio è stato davvero complesso!
Una volta usciti da Londra è andata meglio, perché con più calma e meno pressioni c'è voluto poco ad abituarsi.
Anche se, comunque, ogni volta che D voleva accendere gli abbaglianti, faceva partire i tergicristalli!!!
lunedì 8 novembre 2010
COSE DELL'ALTRO MONDO
Essere mamma significa cominciare a far caso alle piccole cose. Quelle cose che prima sembravano banali o naturali, mentre adesso assomigliano a montagne da scalare.
Asciugarsi i capelli con il phon, passare l'aspirapolvere. Andare in bagno con la porta chiusa e senza nanetti che si attaccano alle gambe.
Fare la spesa.
Eh già, chi di noi mamme non ha mai pensato: "Devo andare a fare la spesa... Come faccio con il bimbo?". Perché, soprattutto quando il bimbo è neonato, andare a fare la spesa è un bel problema. Il piccino non può certo sedersi nel seggiolino del carrello, e allora come gestire carrello, passeggino, spesa abbondante, bebè piangente......?
Ci sono alcune alternative:
Asciugarsi i capelli con il phon, passare l'aspirapolvere. Andare in bagno con la porta chiusa e senza nanetti che si attaccano alle gambe.
Fare la spesa.
Eh già, chi di noi mamme non ha mai pensato: "Devo andare a fare la spesa... Come faccio con il bimbo?". Perché, soprattutto quando il bimbo è neonato, andare a fare la spesa è un bel problema. Il piccino non può certo sedersi nel seggiolino del carrello, e allora come gestire carrello, passeggino, spesa abbondante, bebè piangente......?
Ci sono alcune alternative:
- lasciare il bimbo a casa con i nonni. E diciamolo, sarebbe la soluzione migliore, ma non sempre è possibile (soprattutto in London!),
- usare il passeggino, incastrando il cestino del supermercato nei manici (o alla peggio, infilando il cestino sottobraccio). Ma in questo caso: poca spesa e fatica assicurata!
- mettere nel carrello l'ovetto (il seggiolino della macchina, per capirsi) con su il bambino. Anche se così lo spazio per la spesa si riduce notevolmente.
- andare a fare la spesa in due persone, uno spinge il passeggino e l'altro usa il carrello. Ma allora in questo caso tanto vale ricorrere alla soluzione n° 1, no?
- procurarsi una fascia o un marsupio portabebè, per riuscire così ad utilizzare il carrello.
carrelli con SDRAIETTA!
Ottimi per chi ha un bimbo piccino e anche per chi ha due figli (notate che in fianco c'è il classico seggiolino per grandi?)!
carrelli con DOPPIA SDRAIETTA!
Eh già, perché esistono anche i gemelli!
Inoltre, dato che qui pensano anche alle famiglie numerose, esistono i carrelli con doppio seggiolino per grandi, per quando i due fratelli sono già abbastanza cresciuti!
Certe cose in Italia ce le sogniamo...
venerdì 5 novembre 2010
BRITISH STYLE
Non mi reputo una persona di gran stile, e tra le mie conoscenze non sono certa quella che si veste meglio, essendo leggermente tendente alla "sciatteria" (come mi fa spesso notare il mio amore D!).
Ma forse noi italiani lo stile ce l'abbiamo nel DNA, perché sono certa che anche voi, al posto mio, vi fareste la stessa domanda:
Ma forse noi italiani lo stile ce l'abbiamo nel DNA, perché sono certa che anche voi, al posto mio, vi fareste la stessa domanda:
MA COME SI VESTONO GLI INGLESI???
Gonna di tulle su calze di lana marroni...
Cappotto tappezzeria con bandana tono su tono (?)
Piumino, borsa prada, pantaloncini corti e scarpe da ginnastica... Forse l'ho beccata mentre si spostava dall'ufficio alla palestra...
Wow!
Bombetta! Perfetto stile british!
I leggins sono tra i capi d'abbigliamento preferiti delle donne britanniche, certo che traslucidi...
E ce ne sarebbero ancora tante... Ma io non ho la vocazione da paparazzo, e quindi per paura di essere scoperta, alcuni magnifici esemplari di british style me li gusto solo io :)
P.S. si ringrazia V per la collaborazione!
martedì 2 novembre 2010
ODE AL SACCONANNA
Da qualche settimana Q è diventato ufficialmente un sacconannaro :)
Il sacconanna è comodo: solo a vederlo ti fa venir sonno da quanto è morbidoso.
Il sacconanna è caldo: ne esistono di diversi tessuti, pesanti o meno pesanti, adatti ad ogni esigenza.
Il sacconanna è semplice: quando è ora di andare a letto in 2 minuti si è pronti. Body-sacco, e via!
Il sacconanna è contenitivo: pur non limitando i movimenti riduce notevolmente le burrascose convulsioni pre-nanna.
Il sacconanna è sicuro: niente coperte e lenzuola che rischiano di soffocare.
Il sacconanna tiene al caldo fino a mattina: non ci sono capriole che tengano, si è sempre coperti.
E il sacconanna è pure bello! Quando Q lo indossa me lo strapazzo per bene, il mio "pisellino"!
Evviva il sacconanna!
Nei negozi per bambini londinesi, ma non solo, anche nei supermercati, è molto facile trovare il sacconanna. Ne avevo già sentito parlare in Italia, ma credo si trovi solo su internet e, almeno per quanto ne so io, dovrebbe avere un prezzo non indifferente. Per questo è poco conosciuto ed usato.
Qui il sacconanna è veramente economico, l'ho trovato anche a 8£! E ce ne sono di diverse versioni. Per esempio, per i neonati, c'è lo swaddling blanket:
E' un sacconanna che fascia completamente il bambino, anche le braccia.
Ora, per noi questa modalità può sembrare un po' barbara, ma penso che nel mondo anglosassone, invece, sia ben radicata. Ecco cosa scrive Tracy Hogg (la mia "guru" per quanto riguarda la nanna):
"Prima dei tre mesi, i neonati non controllano i movimenti di braccia e gambe. Diversamente dagli adulti, che diventano letargici quando sono molto stanchi, i neonati diventano iperattivi, braccia e gambe si agitano e si muovono a scatti nell'aria quando sono esausti. E quando questo accade, il bimbo non riesce a capire che i suoi arti sono attaccati al suo corpo. Per quanto ne sa, questi oggetti mobili sono parte dell'ambiente, fonte di distrazione e disturbo. In un certo senso, fasciare i bambini è un ulteriore modo per eliminare gli stimoli eccessivi dall'ambiente circostante."(1)Quando Q era piccino picciò, seguendo i consigli di Tracy Hogg, cercavo di fasciarlo usando la copertina, ma la sua agitazione pre-nanna era difficilmente contenibile!
Che dite? Mi compero un sacco di questi per il prossimo pargolo?
Già mi immagino le facce dei parenti!!! :)
(1) Tracy Hogg. "The baby whisperer solves all your problems". La traduzione (approssimativa) è mia.
domenica 31 ottobre 2010
JUDY POPPINS
Judy è la nostra baby sitter. Ufficialmente battezzata Mary Poppins da quando è entrata in casa nostra con cappottino british e ombrello! :)
Viene da noi quando frequentiamo il corso Alpha ed ha diverse cose da fare con Q:
- dargli da mangiare
- giocare un po'
- fargli il bagnetto
- mettere pannolino e pigiama
- dargli il bibe della buonanotte
- metterlo a letto
Da brava mamma ansiosa, ogni volta che mi capita di "prestare in giro" il mio piccolo Q, preparo una lista moooolto accurata che comprende nel minimo dettaglio le cose da fare, nell'ordine e nel modo corretto. Io le chiamo "istruzioni per l'uso".
Quindi mi sono preparata per tempo e ho preparato la mia brava lista (in italiano), poi ho cercato di tradurla in inglese, ...nel mio inglese... , e poi l'ho consegnata nelle mani di D, che avrebbe dovuto correggerla e riscriverla.
Avrebbe dovuto.
Quando arriva Mary Poppins la lista è ancora quella scritta da me, e io ho avuto solo il tempo di scriverci su velocemente la mia frase preferita (sorry for my dreadful english) e consegnargliela piena di vergogna.
Immagino quante grasse risate si è fatta leggendo, per esempio, che avrebbe dovuto hit the bottle in the micro (picchiare il biberon nel forno microonde... invece di heat, scaldare)...
Ma il fraintendimento più divertente è stato quello relativo all'abbigliamento! Io le ho scritto di mettere a letto Q with the body and pijama. Totalmente ignara del fatto che la cara bella canottierina con i bottoncini qui si chiama bodysuit e che invece body significa semplicemente corpo, ma anche torso, busto.
Quindi leggendo "mettilo a letto con il torso e il pigiama", lei ha obbedito, e io me lo sono ritrovato a petto nudo con i pantaloni del pigiama!
Mi è proprio venuto in mente questo post qui di Bilingue per gioco!
venerdì 29 ottobre 2010
MAKKA PAKKA
A casa R va alla grande questo canale per bimbi che si chiama CBeebies... Non tanto perché piazzo Q davanti alla tv, ma perché riesco a capire praticamente tutto quello che dicono! Eh-eh!
Beh c'è questo programma che si chiama "In the night garden" dove enormi pupazzoni sullo stile dei teletubbies si muovono in un finto giardino cantando sempre le solite canzoni e facendo versi assurdi.
Mi sono sempre chiesta come cavolo fanno a pensare a programmi del genere, finché in questi giorni mi sono resa conto di una cosa a cui non avevo mai fatto caso.
Vedete questo personaggio? Si chiama Makka Pakka. Provate ad ascoltare i versi che fa prima e dopo la canzoncina. Sentiti?
Q fa gli stessi identici suoni!
...e infatti 'sto programma gli piace....
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